Ieri è stata una giornata strana. È iniziata con quella sensazione di lunedì, di ripresa, di inizio. Con quella sensazione di dover ricarburare, di ripartire. E invece la sensazione è stata diversa, in un certo senso un essere sul pezzo ma con quella confusione data dal "ma che giorno è oggi?" Di solito il mercoledì è il mio giorno di bilancio, è il giro di boa. Dove la settimana è esattamente a metà, ti guardi alle spalle e vedi i gg passati e avanti vedi quelli che verranno. Il tutto con una certa consapevolezza e un senso di continuità. Invece questa settimana è stato diverso. Questa volta al posto del giro di boa ci è stata una sosta, un piccolo molo dove fermarsi, riposarsi, rifocillarsi per poi ripartire. E mi è piaciuto e servito tantissimo. Però poi mi sono trovata questo giovedì col sapore di lunedì fino a una certa ora della giornata -circa metà mattina- per poi tramutarsi in un lunedì col sapore di giovedì, un po' quello che si assapora quando si fa la settiman...
Ecco un'attività che personalmente mi ritrovo spesso a fare e che ho sempre trovato rilassante e in grado di concentrarmi allo stesso tempo: scarabocchiare. Un angolo del foglio, il margine bianco oppure anche il biglietto della metro già timbrato rimastomi in tasca. Lo faccio quasi ogni qualvolta abbia qualcosa su cui riflettere o stia ascoltando informazioni da memorizzare o da rielaborare. Mi capita anche in alternativa - ebbene sì, non sempre si ha sia penna che carta a portata di mano - di spiegazzare uno scontrino o di giocherellare con un piccolo oggetto. Tutto ciò mi concentra, rende recettiva e aiuta a sviluppare pensieri e ragionamenti. Ora anche le ricerche dimostrano che scarabocchiare sviluppa la creatività, aiuta a concentrarsi e mantiene vivo l'ascolto. Quindi, a fronte di tutte le volte che abbiamo evitato di farlo per non sembrare distratti, alla domanda: "Cosa fai, scarabocchi?" potremo rispondere serenamente: "Certamente!" Gli sca...
A volte le giornate somigliano a un mandarino. Quel frutto che se bello maturo e sodo è dolce e succoso. "Se" . A volte non è proprio perfetto. E diciamocelo, non serve che lo sia. Tornando al mandarino, a volte c'è quello perfetto, ma spesso ha qualche imperfezione sulla buccia: più scura da un lato, una parte appiattita, un pallino dove si evince che all'interno potrebbe essere tocco... Insomma l'immaginazione vaga. A volte, per il desiderio di mangiarlo, per fretta o per distrazione si inizia ad aprirlo senza notare questi dettagli, sempre se non troppo evidenti. Una volta sbucciato, anche lì, è difficile trovare il mandarino perfetto, con gli spicchi belli arancioni, cicciotti, morbidi e sodi allo stesso tempo. Spesso ci si trova uno o due spicchi un po' rinsecchiti, pallidi, forse dove era stato appoggiato o dove si trovava una piccola ammaccatura della buccia. Però solo qualche spicchio, spesso solo uno. ...
Commenti
Posta un commento